{"id":5879,"date":"2015-08-22T16:32:30","date_gmt":"2015-08-22T16:32:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.smartcityjournal.com\/?p=5879"},"modified":"2015-08-22T16:44:50","modified_gmt":"2015-08-22T16:44:50","slug":"5879","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.smartcityjournal.com\/?p=5879","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<h3>Salviamo le coste<\/h3>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-5885\" src=\"http:\/\/www.smartcityjournal.com\/wp-content\/uploads\/abusoslide1-180x130.png\" alt=\"abusoslide1\" width=\"180\" height=\"130\" \/>L\u2019Italia ha una partita tutta da giocare: salvare le sue coste. Da sempre i paesaggi costieri rappresentano una parte rilevante<br \/>\ndell\u2019identit\u00e0, della storia e della memoria collettiva del nostro Paese, oltre che una risorsa turistica importantissima e un patrimonio naturale di straordinario pregio. Eppure, le trasformazioni avvenute negli ultimi anni attestano una realt\u00e0 allarmante che non accenna a cambiare.<!--more--><br \/>\nLegambiente ha avviato nel 2012 uno studio delle aree costiere di tutta la Penisola (ad eccezione di Sicilia e Sardegna, che rientreranno nella ricerca il prossimo anno) allo scopo di registrarne il consumo legato a speculazione edilizia e urbanizzazione di paesaggi agricoli e naturali.<br \/>\nIl quadro che emerge dal dossier, che prende in esame 13 regioni, \u00e8 tanto impressionante quanto paradossale: sui 3.902 chilometri di coste analizzate da Ventimiglia a Trieste, oltre 2.194 chilometri, ossia il 56,2% dei paesaggi costieri, sono stati trasformati dall\u2019urbanizzazione.<br \/>\nDal 1985, anno della Legge Galasso, sono stati cancellati dal cemento circa 222 chilometri di paesaggio costiero, a un ritmo di quasi 8 chilometri l\u2019anno.<br \/>\nLa tutela delle coste \u00e8 tornata di attualit\u00e0 in queste settimane per via della modifica alle procedure di autorizzazione per gli interventi in aree costiere avvenuta con la Legge Madia. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio prevede che per costruire nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico come quelle costiere, oltre all\u2019autorizzazione edilizia, \u00e8 necessario anche un parere paesaggistico autonomo espresso da un Soprintendente. Con il testo di riforma della Pubblica Amministrazione, approvato definitivamente dal Parlamento il 4 agosto, in caso di ritardo di oltre 90 giorni da parte della Soprintendenza i termini e le condizioni per l\u2019acquisizione del parere decadranno e si determiner\u00e0 un silenzio assenso.<br \/>\n\u201cCon il silenzio\/assenso della Legge Madia i rischi per le coste<br \/>\nitaliane aumenteranno. Se molte minacce per il paesaggio costiero si sono realizzate all\u2019interno di un quadro normativo che prevedeva piani regionali e vincoli di edificabilit\u00e0, come quelli introdotti dalla Legge Galasso, \u00e8 facile immaginare cosa potr\u00e0 succedere in assenza di una riorganizzazione e di un rafforzamento degli uffici preposti alla gestione dei vincoli \u2013 ha dichiarato il vice presidente di Legambiente <strong>Edoardo Zanchini<\/strong> -. Per questo occorre cambiare le regole di tutela, che si sono rivelate del tutto inadeguate a salvaguardare i paesaggi costieri dalla pressione edilizia, e istituire un sistema di controlli adeguati e di condivisione delle informazione tra i Ministeri dei beni culturali e dell&#8217;ambiente, Regioni e Soprintendenze, Comuni e forze di polizia. Occorre poi completare la pianificazione paesaggistica, perch\u00e9 oggi solo Puglia, Sardegna e Toscana lo hanno fatto introducendo chiare indicazioni di tutela, attraverso un\u2019intesa con il Ministero dei Beni\u00a0 culturali. La Legge Madia deve essere cambiata proprio in questa\u00a0 direzione, prevedendo il silenzio assenso solo per le Regioni nelle\u00a0 quali sono in vigore dei piani paesaggistici, perch\u00e9 in queste realt\u00e0 \u00e8\u00a0 chiaro cosa si pu\u00f2 realizzare e cosa no. E\u2019 urgente poi fissare,\u00a0 attraverso meccanismi di sanzione e premialit\u00e0, un vincolo di\u00a0 inedificabilit\u00e0 assoluta per tutte le aree costiere ancora libere per\u00a0 una distanza di almeno 1 chilometro dal mare, nelle Regioni senza piani<br \/>\npaesaggistici\u201d.<br \/>\nIl confronto tra le coste, realizzato attraverso una sovrapposizione di\u00a0 foto satellitari, evidenzia processi analoghi nelle diverse regioni. Il\u00a0 versante tirrenico \u00e8 stato intaccato nella maniera pi\u00f9 rilevante e,\u00a0 infatti, meno del 30% delle sue aree rimane oggi libero da costruzioni.\u00a0 Nell&#8217;Adriatico \u00e8 soprattutto la morfologia costiera, dal delta del Po\u00a0 alle lagune venete, dal Conero al Gargano, ad aver costituito un\u00a0 ostacolo nei confronti della cementificazione. In ogni caso, tra il\u00a0 Molise e il Veneto sono scomparsi dal 1988 ulteriori 42 km di costa, con\u00a0 un incremento delle trasformazioni dei paesaggi pari al 6,3%.<br \/>\nComplessivamente il record negativo spetta alla Calabria, dove le<br \/>\ntrasformazioni interessano pi\u00f9 del 65% dei rispettivi paesaggi costieri,\u00a0 seguita da Lazio, Abruzzo e Liguria (63% di coste consumate).<br \/>\nIn Calabria si \u00e8 di fronte a dati impressionanti: su un totale di 798<br \/>\nchilometri sono 523 quelli trasformati da interventi edilizi, anche<br \/>\nillegali.<\/p>\n<p>22 agosto 2015<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Salviamo le coste L\u2019Italia ha una partita tutta da giocare: salvare le sue coste. Da sempre i paesaggi costieri rappresentano una parte rilevante dell\u2019identit\u00e0, della storia e della memoria collettiva del nostro Paese, oltre che una risorsa turistica importantissima e un patrimonio naturale di straordinario pregio. 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