Dalla Smart City alla Urban Intelligence: la città come organismo che apprende
Se fino ad oggi il concetto di Smart City è stato associato soprattutto all’innovazione tecnologica – sensori, reti intelligenti, piattaforme digitali, servizi connessi e sistemi capaci di ottimizzare mobilità, energia, sicurezza e gestione delle risorse urbane- questa definizione rischia di non essere più sufficiente a descrivere la profonda trasformazione che stanno vivendo le città

Se fino ad oggi il concetto di Smart City è stato associato soprattutto all’innovazione tecnologica – sensori, reti intelligenti, piattaforme digitali, servizi connessi e sistemi capaci di ottimizzare mobilità, energia, sicurezza e gestione delle risorse urbane- questa definizione rischia di non essere più sufficiente a descrivere la profonda trasformazione che stanno vivendo le città.
È in questo scenario che sta emergendo un nuovo paradigma: quello della Urban Intelligence.
Le sfide sociali, economiche, climatiche, ambientali e demografiche degli ultimi decenni hanno reso i sistemi urbani sempre più complessi, dinamici e interdipendenti. Le città non possono più essere considerate semplicemente infrastrutture da amministrare in modo efficiente, ma veri e propri ecosistemi viventi, nei quali fenomeni diversi si influenzano reciprocamente e producono effetti spesso difficili da prevedere.
Il paradigma della Urban Intelligence non è un semplice aggiornamento tecnologico della Smart City, ma un vero e proprio cambio di prospettiva. Se la Smart City puntava prevalentemente a digitalizzare i servizi e automatizzare alcuni processi amministrativi, la Urban Intelligence mette al centro la capacità della città di comprendere sé stessa, interpretare i propri cambiamenti e supportare decisioni pubbliche sempre più consapevoli.
Il tema è stato al centro del panel “AI come motore per le Smart City e Smart Land” nell’ambito della conferenza “AI+NOW Roma 2026”, organizzata a Roma lo scorso 13 giugno: un evento che ha riunito aziende, start up, accademici ed esperti di business innovation, rappresentanti di istituzioni e imprese tecnologiche in un confronto sulle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale nei settori più strategici del Paese.
Relatori del panel: il Presidente della Consulta Roma Smart City Lab Leandro Aglieri, il ricercatore del Cnr-Isti Luca Pappalardo, il vicepresidente di ANUTEI Giovanni Gasbarrone e l’esperto di innovazione Guido Fabbri: è emerso come l’intelligenza artificiale sia il cardine di questa evoluzione. Attraverso l’integrazione di dati provenienti da sensori, infrastrutture digitali, dispositivi IoT, reti di telecomunicazione e piattaforme online, infatti, gli algoritmi non si limitano più a descrivere ciò che accade, ma contribuiscono a trasformare il dato urbano in conoscenza dinamica, capace di accompagnare le decisioni di amministratori, tecnici e cittadini.
Va in questo senso, ad esempio, il Piano Operativo AI per le Smart Cities di prossima attuazione da parte della Consulta Roma Smart City Lab, annunciato dal suo Presidente Leandro Aglieri: uno strumento che punta a un modello di smart city partecipato guidato dai dati, che puntare a migliorare alcuni “impatti” della città, operando in ambiti come il traffico veicolare, i flussi pedonali e turistici, la mobilità, la qualità ambientale.
In questa prospettiva, l’AI non sostituisce il decisore pubblico, ma ne rafforza la capacità di leggere fenomeni complessi, anticipare criticità, valutare scenari alternativi e pianificare interventi più efficaci. L’obiettivo non è automatizzare il governo della città, bensì renderlo più informato, trasparente, partecipato e adattivo.
La Urban Intelligence nasce infatti dall’integrazione di competenze differenti: urbanistica, informatica, scienze sociali, economia, analisi dei dati, sostenibilità ambientale e governance collaborativa. La tecnologia diventa uno strumento al servizio della conoscenza territoriale e della capacità collettiva di affrontare la complessità contemporanea.
La mappa della città smette così di essere soltanto una rappresentazione dello spazio fisico e diventa uno spazio di conoscenza, nel quale simulare scenari, valutare politiche pubbliche, prevedere gli effetti delle trasformazioni urbane e sperimentare nuovi modelli di governance in modo aperto, dinamico e partecipativo: una sfida che amministrazioni, istituzioni, imprese e comunità dovranno affrontare nell’ottica di costruire città non solamente digitali, ma realmente “intelligenti” perché capaci di trasformare la propria complessità in una risorsa per il futuro.
